Potessero parlare, cosa racconterebbero i muri de “La Font”?

Comincerebbero col dire che il nucleo principale, proprio dove si trovano la locanda e il ristorante, risale al 1684. Quasi tre secoli e mezzo fa, un arco di tempo lungo nella vita degli uomini, che qui, da queste parti come ovunque nelle terre alte, era vita di fatica, sottomessa ai ritmi stagionali della natura; un modello comunitario che ha resistito fino all’immediato secondo dopoguerra, quando le sirene del boom economico svuotarono le nostre montagne.
Racconterebbero, queste mura, che per lunghi anni l’edificio è stato la sede dell’Albergo delle Alpi, chiuso nel 1934 dopo la prematura scomparsa della signora Maria Isoardi, la nonna del proprietario Beppe.

Nel corso dei decenni, la struttura ha subìto fisiologici piccoli interventi di adeguamento. All’alba del 2000 ha conosciuto una ristrutturazione più ampia e radicale che le ha conferito l’attuale aspetto; ristrutturazione eseguita nel pieno rispetto delle tipologie costruttive del luogo con l’uso della pietra e del larice.
La tinteggiatura della facciata esterna, un arancio mattone antico, la rende riconoscibile a distanza, cuore pulsante dell’agglomerato di case di Chiappi superiore (Saret).
Il primo impatto, appena varcato l’ingresso, è una sensazione di calore, confort, relax: lo sguardo, dopo una rapida occhiata laterale al bancone del ricevimento e del bar, si dirige al fondo della hall, al caminetto e ai divanetti.

Le camere sono 4, due per piano, spaziose a tre letti con possibilità di aggiungerne un quarto, ciascuna dotata di bagno privato e balcone panoramico.
L’ampia sala da pranzo, con circa una quarantina di posti, è al piano soppalcato; nella bella stagione si espande con un dehor a monte, nel retro della struttura, una propaggine verso prati e boschi.
La cucina mira ad essere estremamente curata, di qualità, creativa e al contempo rispettosa della tradizione culinaria della Valle Grana e della stagionalità dei prodotti, accuratamente selezionati in base alla loro provenienza mediante un rapporto di fiducia con i produttori e fornitori, di valle come di pianura.
La struttura offre due attrattive: il Museo del Lavoro, nel lato ovest, dove, grazie ad un’attenta raccolta di Beppe e del padre Matteo, sono custoditi vecchi attrezzi contadini che si trovavano nella casa; e una piccola sauna finlandese, sempre nella manica ovest del complesso.
Buona cucina, museo, sauna finlandese, crocevia per escursioni: tutto questo fa de “La Font” (così, dalla notte dei tempi, la gente del posto chiama il luogo in cui sorge) un relais speciale, da cui sgorgano benessere, cultura alpina, attività all’aria aperta, in perfetto equilibrio tra tradizione e modernità.